Chiudiamo le frontiere

Chiudiamo le frontiere e togliamo la cittadinanza italiana ai terroristi islamici
http://www.ioamolitalia.it/editoriale/chiudiamo-le-frontiere-e-togliamo-la-cittadinanza-italiana-ai-terroristi-islamici.html
(Il Giornale) - Se il nostro Governo vuole salvare l'Italia dall'onda lunga del terrorismo islamico che ha preso il sopravvento in Siria, Iraq, Libia, Nigeria, Somalia, Gaza e Afghanistan, mentre sta destabilizzando l'insieme del Medio Oriente, l'Africa sahariana e centrale, il Pakistan, il Sud-Est asiatico, l'Australia, il Canada, gli Stati Uniti, la Russia, i Balcani, l'Unione Europea a cominciare dalla Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Belgio e Olanda, deve assumere immediatamente tre provvedimenti:
1) Impedire il rientro in Italia di tutti i terroristi islamici con cittadinanza italiana o residenti nel nostro Paese.
2) Revocare automaticamente la cittadinanza italiana a tutti i terroristi islamici.
3) Porre fine all'infondata distinzione tra "jihadisti" e terroristi che viene fatta principalmente in Siria, prendendo atto che rappresentano indistintamente una minaccia immediata o latente per la nostra sicurezza.
Per comprendere appieno queste mie proposte bisogna avere innanzitutto la capacità culturale e fattuale di calarsi nel vissuto di chi è stato sottoposto ad un lavaggio di cervello trasformandolo da persona dotata di raziocinio e che ha a cuore la propria vita in robot della morte che risponde agli ordini di Allah impartiti nei versetti coranici e ai detti e fatti attribuiti a Maometto, concependo come massima aspirazione il "martirio" per aggiudicarsi il paradiso islamico.
In secondo luogo bisogna aver chiaro il fatto che l'arruolamento in un gruppo terroristico è come entrare a far parte di una setta segretissima, dove vi si accede con il solo biglietto di andata perché in nessun caso è consentito il tradimento.
In terzo luogo dobbiamo sapere che i burattinai del terrorismo, proprio per legare a sé in modo indissolubile i burattini, li accreditano come membri del gruppo con un barbaro battesimo del sangue facendo fare loro le crudeltà più atroci, come uccidere, sgozzare, decapitare, crocifiggere, partecipare al massacro nelle fossi comuni, trascinare i nemici legati alle macchine per i piedi fino alla morte, seppellire vivi donne e bambini, esibire con il sorriso le teste mozzate.
Ecco perché questi terroristi islamici sono destrutturati mentalmente ed affettivamente, avendo subito un terrificante trauma da cui non si riprenderanno mai, essendo affetti da psicopatie gravi che li renderanno a vita un pericolo per la società. Di loro non possiamo in alcun modo fidarci. Anche nel caso in cui dovessero mostrare segni di pentimento, lo farebbero solo per convenienza. Nella migliore delle ipotesi resterebbero tra noi come "dormienti" nell'attesa che arrivi l'ordine di attaccarci. Dobbiamo essere certi che riaccogliere chi disconosce del tutto il valore della sacralità della vita su cui si fonda la nostra umanità, significa far entrare dentro casa nostra il Cavallo di Troia che ci annienterà.
Quanto alla revoca della cittadinanza, già oggi l'Italia prevede la perdita automatica della cittadinanza a chiunque non ottempera "all'intimazione del Governo di abbandonare il servizio militare prestato presso un altro Stato". Ebbene questa norma può essere applicata nel caso del "jihad", inteso come "guerra santa", combattuta dai terroristi islamici al servizio di una entità straniera auto-proclamatasi "Stato Islamico dell'Iraq e del Levante". Il senso profondo di questa iniziativa è l'affermazione della cittadinanza come piena condivisione dei valori fondanti della nostra civiltà e l'assoluto rispetto delle nostre leggi.
Quanto alla necessità di prendere atto che non esistono "jihadisti" moderati, è sufficiente vedere la foto del 2011 che ritrae il senatore John McCain mentre parla a Ibrahim al-Badri, alias Califfo Abu Bakr Al Baghdadi, fondatore dell'Isis, alla presenza del comandante dell' "Esercito Siriano Libero", Salem Idriss. Questi estremisti islamici fanno parte della stessa filiera, svolgendo ruoli diversi o contendendosi il potere. Ma per noi sono indistintamente dei nemici acclarati.
Ultima raccomandazione al nostro Governo: non c'è più tempo per tergiversare. O passiamo subito all'attacco nell'interesse supremo dell'Italia o ci ritroveremo assediati dentro casa nostra da un nemico interno che spalancherà le frontiere per l'avvento del Califfato islamico globalizzato. di Magdi Cristiano Allam 22/09/2014
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 Andrea Tedesco • 15 giorni fa
Quanto suggerito da Magdi Cristiano Allam mi pare una soluzione intelligente, una reazione naturale ispirata al buon senso, alla luce degli sviluppi recenti in Medio Oriente e della realtà della crescita del fondamentalismo islamico anche e soprattutto in Occidente.
L'esperimento del multiculturalismo è fallito. I musulmani accolti in Europa non si sono integrati, anzi si sono radicalizzati a livelli peggiori di quelli dei paesi d'origine.
Forse è già tardi per evitare che scorra sangue anche nelle nostre strade, ma non è troppo tardi per evitare la guerra civile o peggio.
Secondo un'autorevole indagine conoscitiva comparata ("Six Country Immigrant Integration Comparative Survey) del "WZB Berlin Social Science Center", la maggior parte dei musulmani che vivono in Europa, sebbene non tutti coinvolti direttamente nella Jihad e in azioni violente contro gli infedeli per ora, sono tutt'altro che "moderati", anzi ritengono che esista un'unica interpretazione del Corano, quella letterale, desiderano l'applicazione della Sharia in Europa e il ritorno alle "radici islamiche"
http://www.gatestoneinstitute.org/4092/europe-islamic-fundamentalism
Questi risultati sono in accordo con quelli di un altro studio relativo all'Olanda, secondo cui il 73% dei musulmani "olandesi" considerano gli Jihadisti dell'ISIS alla stregua di eroi.
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http://www.gatestoneinstitute.org/4092/europe-islamic-fundamentalism
Europe: Islamic Fundamentalism is Widespread by Soeren Kern
December 16, 2013 at 5:00 am
http://www.gatestoneinstitute.org/4092/europe-islamic-fundamentalism
Comment. A discussion paper published by the Germany-based Gustav Stresemann Foundation -- a think tank dedicated to the preservation and advancement of liberal democracy in Europe -- warns that national and international Islamic organizations are increasingly putting pressure on Western politicians gradually to criminalize any critique of Islam.
In a commentary on the study, the German newspaper Die Welt says the findings cast serious doubt on the unbridled optimism of European multiculturalists, who argue that Muslim citizens will eventually internalize the mindset of Western democracies.
The majority of Muslims in Europe believe Islamic Sharia law should take precedence over the secular constitutions and laws of their European host countries, according to a new study, which warns that Islamic fundamentalism is widespread and rising sharply in Western Europe.
The "Six Country Immigrant Integration Comparative Survey"—a five-year study of Moroccan and Turkish immigrants in Austria, Belgium, France, Germany, Holland and Sweden—was published on December 11 by the WZB Berlin Social Science Center, one of the largest social science research institutes in Europe.
According to the study (German and English), which was funded by the German government, two thirds (65%) of the Muslims interviewed say Islamic Sharia law is more important to them than the laws of the country in which they live.
Three quarters (75%) of the respondents hold the opinion that there is only one legitimate interpretation of the Koran, which should apply to all Muslims, and nearly 60% of Muslims believe their community should return to "Islamic roots."
The survey shows that 44% of the Moroccans and Turks interviewed agree with all three of the above statements, which makes them "consistent fundamentalists," and fundamentalist attitudes are just as widespread among younger Muslims as they are among older Muslims.
According to the study, Islamic fundamentalism is most pronounced in Austria, where 73% of Muslims interviewed say Sharia law is more important than the secular laws of the state; 79% say there is only one correct interpretation of the Koran that should apply to all, and 65% believe Muslims should return to their Islamic roots. In Austria, 55% of the Muslims surveyed say they agree with all three of the above statements.
The author of the study, the Dutch sociologist Ruud Koopmans, says that "comparisons with other German studies reveal remarkably similar patterns. For instance, in the 2007 Muslime in Deutschland study, 47% of German Muslims agreed with the statement that following the rules of one's religion is more important than democracy, almost identical to the 47% in our survey that finds the rules of the Koran more important than the laws of Germany."
The survey also shows considerable Muslim hostility towards so-called out-groups, which are viewed as threatening the religious in-group. For example, nearly 60% of the Muslims interviewed reject homosexuals as friends and 45% say Jews cannot be trusted.
Here too, Muslims in Austria appear to be more fundamentalist than in other European countries: 69% of Muslims in Austria say they reject homosexuals as friends, 63% say Jews cannot be trusted, and 66% believe the West seeks to destroy Islam.
By way of comparison, among European non-Muslim natives interviewed for the study in the six countries, 8% express mistrust against Jews, 10% against homosexuals, 21% against Muslims, and 1.4% against all three.
According to Koopmans, Muslim fundamentalism "is not an innocent form of strict religiosity…While about one in five native Europeans can be considered as Islamophobic, the level of phobia against the West among Muslims—for which oddly enough there is no word; one might call it 'Occidentophobia'—is much higher still, with 54% believing that the West is out to destroy Islam."
According to Koopmans:   "These findings clearly contradict the often-heard claim that Islamic religious fundamentalism is a marginal phenomenon in Western Europe or that it does not differ from the extent of fundamentalism among the Christian majority. Both claims are blatantly false, as almost half of European Muslims agree that Muslims should return to the roots of Islam, that there is only one interpretation of the Koran, and that the rules laid down in it are more important than secular laws. Among native Christians, less than one in 25 can be characterized as fundamentalist in this sense. Religious fundamentalism is moreover not an innocent form of strict religiosity, as its strong relationship—among both Christians and Muslims—to hostility towards out-groups demonstrates.
    "Both the extent of Islamic religious fundamentalism and its correlates—homophobia, anti-Semitism and "Occidentophobia"—should be serious causes of concern for policy makers as well as Muslim community leaders. Of course, religious fundamentalism should not be equated with the willingness to support, or even to engage in religiously motivated violence. But given its strong relationship to out-group hostility, religious fundamentalism is very likely to provide a nourishing environment for radicalization."
In a commentary on the study, the German newspaper Die Welt says the findings cast serious doubt upon the unbridled optimism of European multiculturalists, who argue that Muslim citizens will eventually internalize the liberal democratic mindset of Western society.
"The data are not suitable for simple conclusions," the paper writes. "But it must be recognized: democracies must beware of those who believe a free society is something that needs to be vanquished."
Separately, a discussion paper (German and English) published by the Germany-based Gustav Stresemann Foundation—a think tank dedicated to the preservation and advancement of liberal democracy in Europe—warns that national and international Islamic organizations are increasingly putting pressure on Western politicians gradually to criminalize any critique of Islam.
The author of the report, the German political scientist Felix Strüning, provides a meticulously detailed analysis of the Islamic lobbying effort—by means of a "human rights lawsuit"—to silence Thilo Sarrazin, a prominent German banker who has criticized the refusal of Muslim immigrants to integrate into German society.
During an October 2009 interview with the Berlin-based culture magazine Lettre International, Sarrazin said:
    "A large number of Arabs and Turks in this city [...] have no productive function except for the fruit and vegetable trade [...] The proportion of births among Arabs and Turks is two to three times higher than their corresponding proportion of the population. Large parts [of this population] are neither willing to integrate nor capable of integrating. The solution to this problem can only be to stop letting people in [...] except for highly qualified individuals and not provide social welfare for immigrants anymore [...]."
    "Integration is an effort of people who integrate themselves. I do not have to accept someone who does nothing. I do not have to accept anyone who lives from the state, rejects this state, does not reasonably provide education for his children and constantly produces new little girls in headscarves. This applies to 70% of the Turkish and 90% of the Arab population in Berlin. Many of them do not want integration."
Thilo Sarrazin, a prominent German banker, has criticized the refusal of Muslim immigrants to integrate into German society. (Image source: Franz Johann Morgenbesser)
The Turkish Union in Berlin-Brandenburg (Türkischer Bund Berlin-Brandenburg, TBB) responded by pressing criminal charges against Sarrazin due to alleged incitement-to-hatred (Volksverhetzung). However, German prosecutors concluded that Sarrazin's statements were protected by the freedom of expression and they ceased their investigation.
The TBB then took its lawsuit to the United Nations Committee on the Elimination of Racial Discrimination (CERD), which was tasked with determining whether Sarrazin's statements violated the International Convention on the Elimination of Racial Discrimination (ICERD).
In February 2013, CERD decided that Sarrazin's statements "contain ideas of racial superiority, denying respect as human beings and depicting generalized negative characteristics of the Turkish population."
CERD also stated that Sarrazin's statements were "incitement to racial discrimination" because he favors refusing social welfare benefits for Turks and would (with the exception of highly qualified individuals) generally prohibit immigration.
More importantly, CERD criticized Paragraph 130 of the German Criminal Code, the so-called incitement-to-hatred paragraph (Volksverhetzungsparagraf), which protects the constitutionally guaranteed freedom of expression unless such speech is "capable of disturbing public peace."
By contrast, the ICERD has a far lower threshold for determining when speech becomes hate speech. For example, the UN convention does not include the stipulation that such speech must be "capable of disturbing public peace." As a result, Germany has come under pressure from CERN to change its domestic law in order to bring it into conformity with the UN convention.
According to Strüning, if Germany were to remove the legal threshold of "capable of disturbing public peace" from its domestic law, it would be possible to prohibit even fact-based statements about Islam or Muslims, which would amount to "an irreversible curtailment of the right to freedom of expression."
Although the German government has so far refused to reopen the Sarrazin case, Strüning argues that "CERD demonstrates yet again the imminent dangers to the freedom of expression and other fundamental rights in Europe and the US when representatives of states, which clearly have a completely different understanding of human rights, are allowed to make judgments in the United Nations." According to Strüning:
    "Nation states obviously feel compelled to check whether existing laws have absolute validity or if an adjustment is needed…Dealing with the Muslim immigrant group very clearly presents a completely new political challenge because many Muslims very effectively preserve and hand down their cultural and religious values internally and represent them confidently outwardly."
Strüning writes that German political authorities are increasingly bending to pressure from German Islamic organizations by adopting Muslim definitions of "Islamophobia" in public discourse, thus creating legal uncertainty as to "who can say what about Islam and Muslims in Germany."
For example, German authorities have officially confirmed that they are monitoring German-language Internet websites that are critical of Muslim immigration and the Islamization of Europe.
The Hamburg branch of the German domestic intelligence agency (Bundesamt für Verfassungsschutz, BfV) is studying whether German citizens who criticize Muslims and Islam on the Internet are fomenting hate and are thus criminally guilty of "breaching" the German constitution. Meanwhile, the Bavarian branch of the BfV has warned Germans not to "equate Islamism with Islam."
Strüning concludes:
    "Critics of Islamic ideology and its organizations are constantly confronted with lawsuits and have to legally defend themselves against the accusations of blasphemy or incitement-to-hatred. Even if it does not come to a conviction, such processes cost a lot of time and money, which in many cases includes one's reputation and possibly even his or her job. Thus, also in the West, we are experiencing an increasing de facto application of Islamic law in matters of Islam."
Already today Germans can see that the so-called "spiral of silence" works in relation to Islam. "In a representative study in Germany, over half of the people surveyed admitted to not daring to criticize Islam or Muslims publicly," Strüning writes.
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perché l'islam è destinato a scomparire! ] [ Churchill, Lévi-Strauss e Bernard-Henri Lévy: perché l'islam è destinato a scomparire
Diceva Churchill che fino a che esisterà la tremenda religione chiamata islam, un terzo della popolazione mondiale sarà mantenuto nel sottosviluppo intellettuale e nella barbarie più abbietta, ma soprattutto non potrà considerarsi abolito lo schiavismo, perché nell'islam le donne sono schiave. D'accordo, Churchill non è un gioiello di simpatia. Paragonata a Churchill la signora Thatcher è una via di mezzo tra Haidy e Madre Teresa di Calcutta. Un po' più simpatico di Churchill è Claude Lévi-Strauss, fondatore della moderna antropologia, l'autore della mitica teoria secondo cui criticare una religione equivale a un atto di razzismo, perché quella religione è comunque stato il meglio che gli uomini e le donne che l'hanno prodotta potevano fare in quella situazione. Peccato che tutti si dimentichino sempre che Claude Lévi-Strauss riteneva l'islam non una religione, visto che manca assolutamente del requisito primo per essere definiti religioni: la spontaneità. Levi Strauss riteneva l'islam l'anti-religione, il mostro (cito testualmente). Dal punto di vista antropologico l'islam non è una religione, ma un sistema politico militare nato per distruggere la libertà dell'uomo, la dignità della donna e per asservire il mondo.

Fino che non scomparirà.
La religione dei faraoni è durata tremila anni ed è scomparsa in due generazioni, con la forza della parola, e non avevano nemmeno internet. Le religioni o i sistemi politici militari scompaiono quando non sono più in grado di reggere il paragone con i tempi. Secondo il filosofo Bernard-Henri Lévy la violenza dell'islam nasce dalla coscienza di una debolezza intrinseca paurosa. L'islam non regge il confronto con la libertà di parola. Stava già agonizzando nell'800 ed è ora artificialmente tenuto in vita dai quattrini del petrolio e dalla violenza del terrorismo. Deve conquistare il mondo con urgenza o scomparirà. Ne conquisteremo i figli. La libertà è come l'acqua, non la si può fermare, infiltra gli argini e abbatte le dighe.
di Silvana De Mari 29/09/2014
http://www.ioamolitalia.it/blogs/verita-e-rivoluzione/churchill-levi-strauss-e-bernard-henri-levy-perche-l%E2%80%99islam-e-destinato-a-scomparire.html
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forse, un giorno, noi avremo bisogno di essere brutali, per non farci travolgere! ] IMBARCARE TUTTI I MUSULMANI E PORTARLI IN ARABIA SAUDITA! [ Europa si prepara "ad affrontare un enorme numero di ritorni da Siria e Iraq" rafforzando i controlli alle frontiere esterne ed 'arruola' i giganti di Internet per combattere la propaganda jihadista sul web e la diffusione online del verbo islamico-radicale.
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La Turchia che impone il velo alle donne e stringe accordi con i terroristi islamici dell'Isis sconfessa la favola dell'islam moderato. (Il Giornale) - La favola dell'islam moderato e della sua compatibilità con la democrazia nasce e muore in Turchia in meno di un secolo. Il laicista Kemal Ataturk, fondatore della Repubblica nel 1923 sulla base di una Costituzione dove la parola "islam" non compare neppure una volta, si rivolterebbe nella tomba nell'apprendere che l'attuale presidente Erdogan sta riesumando un neo-Califfato Ottomano promuovendo l'islamizzazione sia all'interno del Paese sia nell'insieme dell'area di influenza in Medio Oriente, nel Caucaso, nei Balcani e all'interno stesso dell'Unione Europea laddove risiedono consistenti comunità turche. La pubblicazione due giorni fa sulla Gazzetta Ufficiale di una nuova legge che abolisce il divieto di indossare il velo islamico a scuola e al tempo stesso proibisce alle studentesse di truccarsi e a tutti di sfoggiare tatuaggi o piercing, è l'ultima iniziativa di una strategia volta a scardinare la laicità delle istituzioni. Dopo aver affidato alla Turchia il ruolo centrale nell'esplosione della cosiddetta "Primavera araba", immaginando che potesse diffondere il modello di "democrazia islamica" che avrebbe assicurato stabilità e prosperità nell'insieme della sponda orientale e meridionale del Mediterraneo, l'Occidente continua a perpetuare un errore epocale lasciando mano libero a Erdogan in Siria ed Iraq, che hanno cessato di essere stati nazionali unitari e sovrani, ridotti a campo di battaglia di bande terroristiche islamiche su cui ha preso il sopravvento l'Isis (Stato islamico dell'Iraq e del Levante), contrastato dai curdi, dall'esercito siriano di Assad e da ciò che resta dell'esercito iracheno. Sappiamo tutti che la Turchia è il principale responsabile di questo stravolgimento della realtà geo-politica essendo il punto di transito pressoché esclusivo dei terroristi islamici provenienti da tutto il mondo e diretti in Siria. E' stato proprio il sindaco di Suruç, ultima città turca prima di arrivare in Siria, Orhan Sansal, ad accusare negli scorsi giorni la Turchia di aiutare i terroristi dell'Isis: "La frontiera è attraversata da camion carichi di armi, giovani occidentali pronti ad arruolarsi tra le fila dell'Isis, feriti di guerra che poi vengono curati negli ospedali di Ankara e intanto i bambini sono abbandonati". Facciamo finta di non sapere che Erdogan ha negoziato con il sedicente Califfo Al Baghdadi ottenendo negli scorsi giorni la liberazione di 49 diplomatici turchi sequestrati a Mosul tre mesi fa senza pagare un riscatto. Facciamo finta che non sia vero che il petrolio estratto nello Stato Islamico arriva di contrabbando in Turchia fruttando ai terroristi dell'Isis 2 milioni di dollari al giorno. Facciamo finta di non vedere che i terroristi dell'Isis si sono spinti indisturbati fino alla frontiera con la Turchia nel cantone curdo-siriano di Kobane (Ain al-Arab) sbaragliando i miliziani curdi. Facciamo finta di non capire che l'annunciata disponibilità di Erdogan a partecipare con forze terrestri turche solo in Siria è finalizzata a spezzare la continuità territoriale tra le aree del Kurdistan turco controllate dal Pkk e quelle del Rojava siriano controllate dalla guerriglia curda.
È dal 1974 che ci siamo dimenticati che la Turchia sta occupando militarmente un territorio europeo, la parte settentrionale di Cipro, dopo aver costretto 200 mila greco-ciprioti cristiani a lasciare la propria terra rimpiazzandoli con 350 mila coloni musulmani dell'Anatolia, distruggendo o trasformando gran parte delle chiese in moschee. Abbiamo chiuso gli occhi quando Erdogan ha elogiato Hamas come campione di libertà e definito Israele uno Stato terrorista. Non abbiamo detto nulla quando in Turchia sono stati barbaramente assassinati dei religiosi cristiani, tra cui i nostri connazionali don Andrea Santoro e monsignor Luigi Padovese. Possibile che gli Stati Uniti continuino a puntare su questa Turchia sempre più islamizzata, pur di averla in seno alla Nato, quando la minaccia comune del terrorismo islamico globalizzato la potremo vincere solo alleandoci con la Russia di Putin? Possibile che l'Unione Europea che vuole a tutti i costi l'adesione della Turchia sostenendo che ciò ne garantirebbe la laicità, non si renda conto che continuando a rifiutarsi di guardare in faccia alla realtà sarà più facile che siano i turchi a islamizzarci?
di Magdi Cristiano Allam 29/09/2014
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La Terza guerra mondiale è cominciata ma abbiamo paura di dire che il nemico è l'islam: come potremmo pertanto vincerla? Ali di Libertà. Questa è una guerra un po' anomala non solo perché viene combattuta "a macchia di leopardo", ma perché non è chiaro chi sia il nemico, chi siano i belligeranti. Questa guerra sembrerebbe essere combattuta oltre che "a macchia di leopardo" anche "tutti contro tutti". Il Papa ha menzionato tra le cause della guerra le armi, la sete di denaro, la sete di potere, altri hanno citato il petrolio etc., tutti fattori senza dubbio importanti, in particolare il petrolio. Ma né il Papa né la maggior parte degli altri osservatori occidentali hanno fatto riferimento al minimo comune denominatore di quasi tutte le manifestazioni della III Guerra Mondiale, con un'eccezione degna di nota nel conflitto in Ucraina, cioè l'islam. Infatti, anche se quasi nessuno ha voluto menzionare l'islam tra le cause principali della guerra, e gli islamici come uno dei principali nemici e belligeranti, per mantenere la posizione islamicamente corretta dominante in Occidente, il "99%" dei conflitti oggi in corso nel mondo, anche quelli in cui l'Occidente non c'entra proprio nulla, vedono coinvolto l'islam. Qual è il risultato di questa mancanza di chiarezza e di volontà di identificare il nemico, i belligeranti, o perlomeno uno dei principali nemici e belligeranti? Una possibile conseguenza è l'aumento della difficoltà di conseguire la vittoria e dei rischi di subire una sconfitta. L'enfasi esclusiva sulle armi, sul petrolio, sui finanziamenti ai jihadisti, se da una parte sottolinea aspetti tutti degni di considerazione per un approccio olistico alla risoluzione del problema, tende anche, però, a creare l'impressione assai pericolosa nei musulmani, oltre che in chi già attribuisce tutte le colpe all'Occidente, che sia proprio l'Occidente, ricco venditore di armi, assetato di guadagni, di petrolio, il vero e unico responsabile della III Guerra Mondiale, che per ora sta insanguinando per lo più paesi del Terzo Mondo. Viene, così, anche indirettamente confermata la teoria del Jihad reattivo, cioè che la violenza islamica sia in realtà una creazione dell'Occidente, o in quanto semplice reazione alle ingiustizie, allo sfruttamento perpetrati dall'Occidente ai danni del Terzo Mondo, o in quanto "pilotata" dall'Occidente, che avrebbe "creato" l'Isis (Stato Islamico dell'Iraq e del Levante) per soddisfare le sue ambizioni egemoniche ed economiche.
Questa "sottile" demonizzazione dell'Occidente rischia di moltiplicare i nostri già cocenti sensi di colpa, abbassare ulteriormente la nostra autostima, spingendoci a vergognarci ancora di più se possibile di chi siamo (proprio come dovremmo vergognarci per la morte dei poveri clandestini affogati nel tentativo di raggiungere le nostre coste che non siamo riusciti a salvare, nonostante l'impegno generoso e senza soste della nostra Marina...), riducendo la nostra volontà e capacità di difenderci e di combattere. Questa posizione rischia di accreditare l'islam radicale e gli jihadisti dell'Isis agli occhi dei musulmani moderati, presentandoli come il cavallo vincente, per due ragioni: 1) la nostra debolezza, la mancanza di determinazione e volontà di difenderci efficacemente e vincere la guerra lascia spazio all'islam radicale e aumenta prevedibilmente le probabilità che abbia la meglio, o perlomeno suggerisce questo scenario futuro, spingendo così i musulmani moderati a sposare la causa del Jihad anche solo per salvarsi la vita, 2) la demonizzazione dell'Occidente conferma l'eroismo dei guerrieri islamici, apparentemente impegnati nelle difesa del mondo islamico dai soprusi e dalle ingiustizie, dall'imperialismo dell'avido e malvagio Occidente, favorendo il reclutamento dei jihadisti tra i musulmani moderati, o comunque tra gli immigrati islamici di prima e soprattutto di seconda generazione. Secondo un'indagine conoscitiva il 73% dei musulmani in Olanda considera già i jihadisti dell'Isis alla stregua di eroi (http://www.gatestoneinstitute.org/4380/netherlands-terrorists), e le manifestazioni pubbliche di esplicito sostegno all'Isis tenute nelle strade delle nostre città sembrano confermare che non si tratti di un fenomeno limitato al paese dei tulipani. In guerra le regole del gioco dovrebbero cambiare. Invece il Papa, Obama, tutti i leader religiosi e politici e gli osservatori occidentali, con rarissime eccezioni, tra cui spicca per lucidità e determinazione la figura di Putin, che sta reprimendo duramente l'islam in Russia, mantengono la posizione islamicamente corretta di chi si illude che esista un "islam moderato" dentro ogni islamico radicale, che aspetta solo di manifestarsi in risposta ai nostri disperati tentativi di porre rimedio alle sofferenze inflitte al Terzo Mondo e al mondo islamico. Proseguono, così, ininterrotti il dialogo islamicamente corretto, l'autocritica esagerata, la crescita dei sensi di colpa, la profusione di scuse, la generosa accoglienza di immigrati islamici a casa nostra ed elargizione di aiuti e sussidi economici e concessioni. Vanno avanti, così, gli sforzi controproducenti di convertire gli islamici radicali, non al cristianesimo ovviamente, non sia mai, ma all'islam moderato. Continuano, così, l'apertura di nuove moschee e la "libanizzazione", cioè la crescita "a macchia di leopardo" delle enclavi islamiche nel cuore delle nostre città. In altre parole, procede senza soste lo sforzo di trasformazione dei musulmani moderati in radicali. Sebbene, infatti, non esista l'islam moderato, se non nei sogni islamicamente corretti dei buonisti, per fortuna, esistono ancora, ma non si sa per quanto di questo passo, i musulmani moderati, che non frequentano le moschee e non leggono il Corano, ma seguono con attenzione e per lo più in silenzio le vicende del Jihad e la nostra conduzione della guerra, valutando se unirsi al Jihad o restare in disparte. Proprio per rimediare al problema della presenza di troppi musulmani moderati in Turchia, che potrebbero ostacolare i progetti egemonici globali personali e dell'islam radicale, Erdogan ha recentemente introdotto l'obbligo di studiare il Corano nelle scuole, che avrà come effetto prevedibile un'ulteriore radicalizzazione dei turchi. In altre parole, l'islamico radicale Erdogan, che sogna di ristabilire l'impero Ottomano, di diventare il leader indiscusso del mondo islamico, non solo finanzia, addestra e sostiene in ogni modo possibile i jihadisti dell'Isis in chiave anti-sciita e anti-iraniana, ma impone lo studio del Corano ai giovani musulmani turchi. Pertanto, anche alla luce della strategia del presidente turco, al fine di combattere l'Isis e l'islam radicale, dovremmo quanto meno assicurarci che i musulmani moderati che vivono tra noi continuino a non leggere il Corano e a non frequentare la moschea, evitando di aprire nuove moschee ed anzi cominciando a chiudere quelle esistenti. A quanto pare, invece, vogliamo perdere la III Guerra Mondiale ad ogni costo...  di Andrea Tedesco 30/09/2014
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Basta pagare i riscatti ai terroristi islamici: l'Italia vieti agli italiani i viaggi a rischio. (Il Giornale) - Che cosa aspetta il nostro Ministero degli Esteri a vietare tassativamente a tutti i cittadini italiani di recarsi nei Paesi dove imperversa il terrorismo islamico, a cominciare da Iraq, Siria, Libia, Nigeria e Somalia? Nel caso specifico dell'Italia dobbiamo farlo sia perché avendo dato prova di essere un "buon pagatore", finiamo per alimentare le risorse finanziarie con cui i terroristi islamici accrescono i loro efferati crimini, sia perché le recenti decapitazioni di quattro ostaggi occidentali (due americani e due britannici) evidenziano che i terroristi islamici sono del tutto indifferenti al fatto che fossero degli "amici", solidali con i musulmani. Si stima che dal 2004 l'Italia abbia pagato complessivamente 61 milioni di euro per liberare Simona Pari e Simonetta Torretta, Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e Salvatore Stefio, Giuliana Sgrena, Clementina Cantoni, Daniele Mastrogiacomo, Rossella Urru, Maria Sandra Mariani, Sergio Cicala e Philomene Kabouree, Federico Motka, Domenico Quirico. Con noi i terroristi islamici vanno sul sicuro: hanno la certezza che il governo italiano pagherà. Esattamente l'opposto della politica adottata dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. Lo prova ad esempio il fatto che l'italo-svizzero Federico Motka, sequestrato il 12 marzo 2013 insieme al britannico David Haines, entrambi operatori umanitari, mentre Motka è stato rilasciato il 26 maggio scorso dietro il pagamento di un riscatto di 6 milioni di euro, Haines è stato decapitato dai terroristi dell'Isis (Stato Islamico dell'Iraq e del Levante) il 14 settembre scorso. Diciamo che probabilmente i terroristi islamici considerano più vantaggioso sfruttare gli ostaggi italiani per finanziare la loro guerra criminale, rispetto al tornaconto politico che potrebbero avere dalla reazione alla loro decapitazione prendendo realisticamente atto che l'Italia conta poco sulla scena internazionale. Eppure avrebbero dovuto ringraziare Haines per l'aiuto dato ai musulmani. Era stato ribattezzato lo "scozzese matto" per la sua estrema disponibilità e dedizione a favore dei bisognosi. Aiutava tutti, soprattutto i musulmani. Anche l'altro britannico, Alan Henning, decapitato lo scorso 3 ottobre, semplice autista di taxi di Eccles, vicino Manchester, era amico dei musulmani. Sua moglie Barbara aveva invano implorato i terroristi dell'Isis: "Alan è un uomo pacifico, altruista, che ha lasciato la sua famiglia e il suo lavoro per portare un convoglio di aiuti in Siria, per aiutare chi ha bisogno, insieme con i suoi colleghi musulmani e i suoi amici". Anche il giornalista americano James Foley, decapitato dai terroristi dell'Isis lo scorso 19 agosto, era un simpatizzante dei gruppi islamici che combattono il regime di Assad in Siria. La madre Diane, appresa la barbara esecuzione del figlio, ha detto: "Ringraziamo Jim per tutta la gioia che ci ha dato. È stato straordinario, come figlio, fratello, giornalista e persona, ha dato la propria vita cercando di mostrare al mondo le sofferenze del popolo siriano". Ugualmente il secondo giornalista americano, Steven Sotloff, decapitato lo scorso 3 settembre, era un ebreo affascinato dal mondo islamico. La madre Shirley si era rivolta direttamente al Califfo Abu Bakr Al-Baghdadi: "Steven è un giornalista che è venuto in Medio Oriente per raccontare la sofferenza dei musulmani nelle mani dei tiranni. È un uomo degno di lode e ha sempre aiutato i più deboli. Chiedo alla tua autorità di risparmiare la sua vita e seguire l'esempio del Profeta Maometto che ha protetto i musulmani". La prossima vittima preannunciata dei terroristi islamici, l'americano Peter Edward Kassig, di soli 26 anni, è anche lui un cooperante che ha fondato l'organizzazione umanitaria Special Emergency Response and Assistance (Sera), addirittura convertito all'islam. Ebbene nell'attesa che si ottenga la liberazione di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, cooperanti simpatizzanti dei terroristi islamici rapite lo scorso 31 luglio, e padre Paolo Dall'Oglio, anche lui filo-islamico, rapito il 29 luglio 2013, il governo vieti tassativamente i viaggi degli italiani in questi Paesi sia per porre fine alla vergogna dei riscatti pagati ai terroristi islamici sia per prevenire l'assassinio dei nostri connazionali. di Magdi Cristiano Allam 06/10/2014 http://www.ioamolitalia.it/editoriale/basta-pagare-i-riscatti-ai-terroristi-islamici-l%E2%80%99italia-vieti-agli-italiani-i-viaggi-a-rischio.html
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Riduzione delle imposte, crescita del Pil, nuovi posti di lavoro: nessuna delle promesse di Renzi è stata mantenuta. [ vivere senza l'euro ] Riduzione delle imposte, crescita del Pil, nuovi posti di lavoro: nessuna delle promesse di Renzi è stata mantenuta
E' stata pubblicata la Nota di aggiornamento del DEF (Documento di Economia e Finanze), che va a sostituire i numeretti messi a capocchia nell'aprile del 2014 da questo Governo d'incapaci. Ci sono delle simpatiche novità che ritengo dovrebbero essere evidenziate, specialmente nei confronti di coloro che hanno firmato la cambiale in bianco al fantastico Governo Renzi. Dunque, nel mese di Aprile 2014, ci eravamo lasciati con il seguente documento di finanza pubblica: Le sommarie conclusioni cui eravamo giunti nell'Aprile 2014 erano le seguenti: Il "Governo della svolta" prometteva di ridurre le imposte, che invece, si legge nel documento salivano senza sosta passando dai 751 mld del 2013 agli 845 del 2018. La pressione fiscale si sarebbe ridotta di appena uno 0,3% nel 2016. Altro che riduzione delle tasse! BUGIARDI! Il PIL nominale , dal 2013 al 2018 era visto in crescita del 14,7%. All'ultima riga del DEF c'era la previsione del PIL nominale che evidenziava incrementi costanti dell'ordine di 40-50 miliardi l'anno. Che stupidaggine. Soliti numeretti a capocchia messi lì per far quadrare i conti! COMICI! Gli investimenti in conto capitale, quelli che dovrebbero creare lavoro, erano invece per il periodo 2013-2018 in riduzione del 10%; altro che stimolare le crescita!! INCAPACI! Leggendo la riga dove è scritto Saldo Primario, avevamo un incremento progressivo del saldo da +35 miliardi del 2014 a +80 miliardi nel 2018; significava che al netto della spesa per interessi, lo Stato avrebbe sottratto ogni anno moneta dall'economia reale, fino ad arrivare ad un Avanzo primario nel 2018 pari al 4,5% del PIL!! FOLLI CRIMINALI! Veniamo ora al nuovo DEF, quello pubblicato in data 1 ottobre 2014.
La prima cosa che notiamo è la forte crescita del valore del PIL nominale, in quanto ricalcolato secondo i parametri ESA 2010; nonostante ciò, la performance attesa compresa nel periodo 2013-2018 è inferiore a quella stimata nel documento del mese di Aprile (14,6%) e risulta essere di appena il 9,3%. Nello specifico, la crescita del PIL per il 2014 è prevista a +0,4% (ad Aprile prevedevano un esilarante +1,7%) e francamente viene proprio da credere che siano una massa d'incompetenti in malafede. Il PIL 2014, secondo la nostra analisi, sarà INFERIORE a quello del 2013, perché il PIL reale segna un -0,2% ed il tasso d'inflazione è a -0,1%. Questo determinerà una RIDUZIONE del PIL almeno dello 0,3% e non, come previsto dal Governo, un incremento dello 0,4%. Il Governo dovrà dunque, aggiustare i conti per almeno complessivi 13 miliardi, con una nuova manovra che ancora oggi, tutti i membri di questo Governo da operetta, continuano a negare.
Le tasse sono previste in solida crescita per tutto il periodo 2013-2018, passando da 781 ad 854 mld ( l'aumento è del 10%). Il tutto avviene in un ambito surreale, in cui Renzi va in tv a dire che taglieranno le tasse e nello stesso identico momento, il ministro Padoan scrive nel DEF che le aumenteranno di anno in anno di 10, 15, 20 miliardi. Nessun giornalista osa chiedere conto di ciò! Interessante la riduzione della quota di interessi passivi sul debito, che nel nuovo DEF risultano essere di circa 75 miliardi annuali. Di questi appena il 10% finirà a famiglie ed imprese residenti; il resto andrà a banche ed istituzioni finanziarie nazionali ed internazionali. Potrebbe sembrare un buon risultato ma non è così perché raggiunto attraverso politiche deflazionistiche, che lacerano la crescita. Ad oggi infatti, il debito pubblico italiano sale al ritmo del 3% (cioè di 65/70 miliardi l'anno). A questi 70 miliardi, va poi sommato il deficit statale, per cui il totale alla fine sarà di una crescita del debito nel 2014 di circa 120 miliardi! Altro che riduzione del debito pubblico!! Questa voce sugli interessi passivi è destinata ad essere pesantemente rivista al rialzo.
Infine, osservando i livelli dell'Avanzo primario, notiamo una riduzione dei valori rispetto al DEF di Aprile, ma sostanzialmente non muta l'impostazione di fondo: ogni anno, il Governo sottrarrà all'economia reale dai 27 ai 60 miliardi di euro (nel 2018 il saldo primario sarà del 3,3%!). Stupidità, incompetenza e follia tutte insieme. Insomma, il governo del Buffone ha utilizzato una pratica "gattopardesca" cambiando tutto perché nulla cambi in realtà. Il Paese non può crescere se viene sottratta moneta al sistema economico reale.
Ora ricordiamo che il PIL può crescere solo se:
1 – aumentano le esportazioni nette;
2 – aumentano i deficit dello Stato ;
3 – aumenta la moneta nel sistema sotto forma di credito bancario.
Non esistono altri modi e non ne possono esistere altri perchè il PIL è la risultante di milioni di transazioni in cui da una parte si offrono beni, servizi o lavoro e dall'altra denaro. Se si riduce la moneta (contante e credito), si riduce il PIL.
Nel 2014, ad esempio secondo il DEF, avremo un Avanzo primario di 27 mld, una contrazione del credito bancario ai privati di circa 50 mld, mentre famiglie ed imprese, percepiranno circa 7,5 miliardi di euro di interessi sul debito. Il saldo sarà dunque negativo per circa 70 miliardi. Se la moneta si riduce nel sistema reale di 70 miliardi come farà a crescere il PIL?
In conclusione, nonostante il cambiamento della procedura di calcolo del PIL che lo ha incrementato in valore assoluto di qualche decina di miliardi, il risultato finale è che la barca sta affondando e non ci saranno scialuppe per tutti. Il debito è FUORI CONTROLLO, la crescita è NEGATIVA e tale resterà, i redditi DIMINUISCONO e la disoccupazione è a livelli record. Nessuna delle riforme di questo Governo di bambocci porterà alla creazione di un solo nuovo posto di lavoro. Stiamo procedendo a tutta velocità verso un prossimo default del 30% sui titoli di Stato o peggio, verso una patrimoniale che potrebbe colpire il 30% della ricchezza degli italiani (studio Boston Consulting Group 2012).
Non abbiamo alcuna speranza d'invertire questa depressione economica fintanto che saremo rappresentati da questi Governi di invertebrati, traditori degli interessi nazionali e schiavi della finanza globale.
di Stefano Di Francesco 09/10/2014
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Erdogan farà i tutto per svincolarsi, da questo impegno! perché, lui vuole vedere il genocidio dei Curdi! ] Gli USA vogliono coinvolgere la Turchia nella lotta contro ISIS. La Casa Bianca ha sottolineato l'importanza di un rapido coinvolgimento della Turchia nella lotta internazionale contro il gruppo terroristico Stato Islamico (ISIS) in Iraq e Siria.
L'assistente del presidente degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo Lisa Monaco ha incontrato ieri il capo dei servizi segreti turchi Hakan Fidan. La Monaco "ha espresso apprezzamento per il sostegno che la Turchia offre nelle operazioni militari in corso in Iraq e in Siria ed ha sottolineato l'importanza dell'appoggio di Ankara nel quadro di una strategia globale per indebolire e distruggere totalmente il gruppo terroristico Stato Islamico.
http://italian.ruvr.ru/news/2014_10_11/Gli-USA-vogliono-coinvolgere-la-Turchia-nella-lotta-contro-ISIS-1465/